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  • La ricerca del gruppo SynthMedChem dell’Università dell’Insubria dai laboratori alle Summer School internazionali

    La ricerca del gruppo SynthMedChem dell’Università dell’Insubria dai laboratori alle Summer School internazionali

    Nel laboratorio SynthMedChem dell’Università dell’Insubria a Como, sotto la guida dei professori Umberto Piarulli e Silvia Gazzola, le dottorande Benedetta Barni e Chiara Terenghi lavorano allo sviluppo dei Nanobody-Drug Conjugates (NDCs), una classe di farmaci innovativi progettata nell’ambito del progetto R&D AbITi. L’obiettivo è superare i limiti della chemioterapia tradizionale, aumentando la selettività delle cure e riducendo gli effetti collaterali per il paziente.

    Questi costrutti sfruttano i nanobodies, molecole biologiche che garantiscono una migliore penetrazione nei tessuti tumorali, elevata stabilità e bassa immunogenicità (capacità di una sostanza di essere riconosciuta dall’organismo come estranea e di provocare una risposta del sistema immunitario) rispetto agli anticorpi convenzionali. La ricerca è mirata al recettore TROP-2, proteina presente in quantità particolarmente elevate sulla superficie di alcune cellule tumorali, e si concentra sullo sviluppo e l’ottimizzazione di linker scindibili, molecole ponte che collegano il nanobody al farmaco antitumorale e ne permettono il rilascio una volta raggiunta la cellula bersaglio. Partendo da sequenze già note e impiegate in ambito oncologico (come Val-Cit e GGFG), il team sta sviluppando un nuovo linker GPLG, progettato appositamente per superare le criticità di quelli noti e garantire un rilascio ancora più mirato e selettivo dei payload citotossici, ovvero i farmaci antitumorali, mediato dall’enzima lisosomiale Catepsina B.

    Il lavoro integrato tra produzione biotecnologica dei nanobodies e sintesi organica avanzata dei linker-payload ha già portato ai primi traguardi, con diversi costrutti già coniugati al nanobody con risultati soddisfacenti, ponendo solide basi per la realizzazione di immunoconiugati di nuova generazione.

    La dottoressa Terenghi alla International Summer School in Organic Synthesis 2026

    Dal 14 al 19 giugno la dottoressa Chiara Terenghi ha partecipato alla prestigiosa “Attilio Corbella” International Summer School in Organic Synthesis (ISOS 2026), presentando un poster che illustra l’intero flusso di lavoro per l’ottenimento dei Nanobody-Drug Conjugates (NDCs) nell’ambito del progetto AbITi. La ricerca condotta nel laboratorio SynthMedChem copre tutte le fasi chiave del processo: dalla produzione biotecnologica dei frammenti anticorpali anti-TROP-2 fino alla sintesi di nuovi moduli payload-linker sensibili alla Catepsina B e all’ottimizzazione del protocollo di coniugazione sulle lisine dei nanobodies.Tra i risultati presentati, oltre ai dipeptidi tradizionali (Valina-Alanina e Valina-Citrullina) legati ai citotossici MMAE ed Exatecan, spicca l’innovativo tetrapeptide Glicina-Prolina-Leucina-Glicina (GPLG), ideato e sviluppato direttamente nel nostro laboratorio.I primi importanti traguardi sono già stati raggiunti con il completamento delle coniugazioni Val-Ala-MMAE e Val-Ala-Exatecan, la cui caratterizzazione è avvenuta tramite lo sviluppo di un metodo HPLC a fase inversa su colonna C4 con eluizione a gradiente (acqua/acetonitrile con 0.1% di acido formico).

    Alla dottoressa Barni l’ESMEC Best Poster Award

     Dal 5 al 9 luglio, la dottoressa Benedetta Barni ha rappresentato il team di ricerca SynthMedChem alla 45ª edizione della European School of Medicinal Chemistry (ESMEC) ad Urbino. Il poster presentato ha illustrato le ultime novità del progetto R&D AbITi, mirato allo sviluppo di coniugati nanobody-farmaco (NDCs) anti-Trop-2 per il trattamento dei tumori solidi. Per superare le criticità legate alla stabilità e al rilascio dei linker tradizionali, il lavoro si è focalizzato sulla sintesi del nuovo tetrapeptide GPLG. Funzionalizzando 5 differenti costrutti con i payload MMAE ed Exatecan, i saggi biologici con Catepsina B hanno dimostrato una cinetica di rilascio nettamente superiore per i sistemi GPLG-MMAE e GPLG-Exatecan rispetto ai classici dipeptidi (VA/VC) e al tetrapeptide GGFG. Durante la partecipata poster session, l’interesse si è concentrato sull’intero flusso di lavoro: dalla produzione e ingegnerizzazione della proteina fino alla coniugazione e caratterizzazione completa dell’NDC, evidenziando la sinergia strategica tra il laboratorio SynthMedChem e i partner del progetto AbITi. A coronamento di questa intensa esperienza, il lavoro svolto è stato premiato con il prestigioso ESMEC Best Poster Award.

    Avviata la sintesi di linker coniugati alla cumarina

    Inoltre, il laboratorio SynthMedChem ha avviato la sintesi di linker peptidici coniugati alla cumarina per generare composti fluorescenti, uno strumento fondamentale che permette di studiare sia il rilascio del payload all’interno della cellula per i linker scindibili, sia i meccanismi di internalizzazione dei nanobodies per quelli non scindibili. A prendere parte attiva a questa linea di ricerca sono stati due giovani studenti di laurea triennale in Chimica e Chimica Industriale dell’Università dell’Insubria: Roberto Giani, che ha concluso il suo percorso di tesi laureandosi a marzo, e la tesista Martina Falbo, che conseguirà il titolo a dicembre 2026.

  • Incontro dei partner di R&D_AbITi a Bellinzona

    Incontro dei partner di R&D_AbITi a Bellinzona

    La settimana scorsa si è svolto a Bellinzona uno dei periodici meeting in presenza tra i partner del progetto R&D_AbITi, ospitato dalla sede di Choose Life Biotech (CLB) SA, capofila svizzero del progetto.

    L’incontro, come di consueto, è stata l’occasione per fare il punto sulle attività svolte dai vari gruppi di ricerca e sui risultati raggiunti finora, oltre che per porre le basi dei prossimi passi da compiere per proseguire verso l’obiettivo del progetto: lo sviluppo di anticorpi terapeutici per la cura del tumore al colon retto e alla prostata.

    R&D_AbITi è finanziato dal programma Interreg Italia-Svizzera e mira a creare una piattaforma tecnologica per la ricerca e lo sviluppo di anticorpi terapeutici, mettendo in rete università, centri di ricerca e piccole e medie imprese dei due territori. In Canton Ticino il progetto coinvolge l’Institute of Oncology Research (IOR) e l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), oltre a CLB; in Italia partecipano l’Università degli Studi dell’Insubria, capofila italiano, l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e il Consorzio IBIS Novara.

    Segui le pagine social di R&D Abiti su Linkedin, Instagram e Facebook per rimanere sempre aggiornato sulle novità del progetto.

  • Divulgare la ricerca: giovani e innovazione nelle terapie antitumorali

    Divulgare la ricerca: giovani e innovazione nelle terapie antitumorali

    I ricercatori coinvolti nel progetto R&D Abiti sono impegnati non solo in laboratorio ma anche in attività di divulgazione per far conoscere la loro attività e sensibilizzare il pubblico sull’importanza della ricerca scientifica, soprattutto tra i giovani.

    Marco Rizzo (nella foto scattata in laboratorio), del gruppo di ricerca dell’Università dell’Insubria coordinato dal professor Umberto Piarulli e dalla professoressa Silvia Gazzola, ha recentemente tenuto due incontri con alcune classi delle scuole superiori di Como.

    “Ho cercato di spiegare in modo semplice l’importanza della ricerca scientifica, con particolare attenzione a quella svolta in ambito antitumorale – spiega il dottor Rizzo – Ho affrontato temi come la scoperta di molecole con attività antitumorale e il problema dei loro effetti collaterali, che spesso ne limitano l’utilizzo”.

    Il ricercatore ha anche introdotto il concetto di ADC (Antibody-Drug Conjugates), sistemi costituiti da un anticorpo legato a un complesso formato da un linker e un farmaco citotossico (citotossico letteralmente vuol dire tossico per le cellule, in questo caso le cellule tumorali). “Queste strutture sono in grado di colpire selettivamente le cellule tumorali – ha continuato – l’anticorpo riconosce specifici antigeni presenti sulla loro superficie, si lega ad essi e viene internalizzato, permettendo il rilascio del farmaco direttamente all’interno della cellula tumorale”.

    E’ questo il contesto in cui si inserisce il progetto R&D Abiti, finanziato dal programma Interreg Italia Svizzera, che ha l’obiettivo di sviluppare i Nanobody Drug-Conjugates (NDC). In questi sistemi, al posto degli anticorpi tradizionali vengono utilizzati nano-anticorpi, più piccoli e capaci di raggiungere antigeni difficilmente accessibili, superando così alcuni limiti degli ADC convenzionali.

    “Il mio gruppo di ricerca è impegnato sia nella realizzazione di bioconiugati, in cui complessi linker-farmaco vengono legati ai nano-anticorpi – ha concluso Rizzo – sia nello sviluppo di nuovi linker peptidici progettati per garantire un rilascio selettivo di farmaci antitumorali da questi coniugati”.

    Far conoscere alle giovani generazioni la ricerca scientifica e le sue applicazioni non solo favorisce una maggiore consapevolezza e curiosità verso questi argomenti, ma offre anche ai ragazzi strumenti preziosi per orientarsi nella scelta del proprio percorso di studi e professionale. Investire nella divulgazione significa seminare conoscenza e opportunità, affinché ognuno possa trovare la strada più adatta alle proprie passioni e talenti.

  • Prima pubblicazione per il gruppo di ricerca R&D Abiti di Busto Arsizio

    Prima pubblicazione per il gruppo di ricerca R&D Abiti di Busto Arsizio

    Prima pubblicazione per il gruppo di ricerca del professore di Biochimica Mauro Fasano del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università dell’Insubria che lavora nell’ambito del progetto R&D Abiti nella sede di Busto Arsizio, in provincia di Varese.

    Il paper dal titolo “Beyond Reanalysis: Critical Issues in Data Reuse for Solid Tumor Proteomics” (“Oltre la rianalisi: questioni critiche nel riutilizzo dei dati nella proteomica dei tumori solidi”) è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Proteomes”.

    E’ possibile leggerlo qui https://www.mdpi.com/2227-7382/14/2/16

    Oltre al prof. Fasano firmano l’articolo scientifico Federica Franzetti, Nicole Giugni, Manuel Airoldi, Heather Bondi e Tiziana Alberio: nella pubblicazione illustrano come il riutilizzo dei dati proteomici possa supportare la scoperta biologica e la ricerca traslazionale, utilizzando il tumore del colon-retto e il tumore della prostata come esempi rappresentativi. I dati proteomici sono quelli che derivano dallo studio del proteoma, ovvero l’insieme delle proteine prodotte da un sistema biologico (cellula, tessuto o organismo) in un dato momento e condizioni.

    Come spiegato nell’abstract “La proteomica rappresenta un livello fondamentale per comprendere la complessità molecolare dei tumori solidi, quantificando l’abbondanza proteica e rilevando proteoforme e modificazioni post-traduzionali che non vengono individuate dalle analisi genomiche o trascrittomiche”.

    Questo risultato scientifico rappresenta un traguardo significativo per il progetto R&D Abiti e per il gruppo di ricerca dell’Università dell’Insubria, confermando il valore di un approccio integrato e innovativo nello studio dei tumori.

    La possibilità di riutilizzare e integrare dati proteomici già disponibili apre infatti nuove prospettive per una ricerca più efficiente, sostenibile e orientata alla medicina di precisione, contribuendo a trasformare i dati in conoscenza utile per la pratica clinica.

    Il lavoro pubblicato pone le basi per sviluppi futuri nell’ambito della ricerca traslazionale, rafforzando il ruolo del progetto R&D Abiti come piattaforma di collaborazione tra ricerca accademica e innovazione, con l’obiettivo di generare un impatto concreto sulla salute e sulla qualità della vita dei pazienti.

  • Meeting dei partner a Novara

    Meeting dei partner a Novara

    Si è svolto il 27 marzo a Novara, presso la Fondazione Novara Sviluppo, il meeting dei partner del progetto Interreg Italia-Svizzera R&D ABITI, con la partecipazione in presenza e da remoto dei gruppi di ricerca coinvolti.

    L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto e aggiornamento sullo stato di avanzamento delle attività, durante il quale i partner hanno condiviso i risultati delle ricerche in corso e rafforzato la collaborazione scientifica tra le diverse realtà coinvolte.

    Sul fronte italiano, il partenariato è composto da:

    • l’Università dell’Insubria (capofila) con il gruppo del professor Mauro Fasano presso la sede di Busto Arsizio e il SynthMedChem Group attivo nella sede di Como, guidato dai professori Silvia Gazzola e Alberto Piarulli;
    • l’Università del Piemonte Orientale, con il gruppo del professor Alberto Minassi, che ha curato l’organizzazione dell’incontro a Novara;
    • il Consorzio IBIS, impegnato nelle attività di coordinamento, supervisione e disseminazione del progetto.

    Per la Svizzera partecipano tutte realtà con sede a Bellinzona:

    • l’azienda Choose Life Biotech, rappresentata da Luca Varani e Laura Codarri Deak;
    • lo IOR – Institute of Oncology Research, con il professor Carlo Catapano;
    • l’Ente Ospedaliero Cantonale, con la professoressa Giandomenica Iezzi.

    Durante il meeting, i gruppi di ricerca hanno presentato i progressi delle rispettive attività, confrontandosi in modo sinergico per favorire l’integrazione delle competenze e l’avanzamento del progetto.

    Le attività di ricerca proseguono secondo quanto previsto, con l’obiettivo di sviluppare nuovi anticorpi terapeutici più efficaci per la cura dei tumori del colon e della prostata.

  • Il SynthMedChem Group dell’Università dell’Insubria per il progetto R&D Abiti

    Il SynthMedChem Group dell’Università dell’Insubria per il progetto R&D Abiti

    Nell’ambito delle attività dell’Università dell’Insubria per il progetto R&D Abiti opera il SynthMedChem Group del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia (DISAT). Si tratta di un gruppo di ricerca che si occupa di chimica organica e lavora principalmente sulla sintesi di molecole utili in ambito farmaceutico e agricolo.

    L’attività scientifica del gruppo comprende sia la progettazione di piccole molecole biologicamente attive, sia lo sviluppo di linker peptidici che possono essere tagliati da specifici enzimi. Questi linker sono studiati per permettere il rilascio controllato del principio attivo solo in determinati contesti biologici, aumentando così l’efficacia e la selettività dei trattamenti.
    Il gruppo è guidato da Umberto Piarulli, professore ordinario di Chimica Organica, e da Silvia Gazzola, professoressa associata di Chimica Organica.

    All’interno del progetto AbiTi, la ricerca è focalizzata sullo sviluppo dei nanobody–drug conjugates (NDCs), molecole progettate per applicazioni nella cura dei tumori. In particolare, il gruppo segue tutte le fasi di sviluppo degli NDCs: dalla progettazione delle molecole, alla loro sintesi, fino all’ottenimento e alla caratterizzazione del prodotto finale. Le attività includono la sintesi dei sistemi linker–payload, la loro unione ai nanobodies e l’analisi completa dei composti ottenuti.

    Parallelamente, il gruppo si occupa anche della produzione e purificazione dei nanobodies, lavorando in stretta collaborazione con l’azienda svizzera CLB SA, anch’essa partner del progetto. Le attività sperimentali sono svolte dal team di ricerca con il supporto e la supervisione scientifica di CLB, creando una forte integrazione tra chimica organica, chimica farmaceutica e ingegneria delle proteine.

    Per quanto riguarda il progetto finanziato dal programma Interreg Italia Svizzera, il team coinvolto è composto dal ricercatore post‑doc Marco Rizzo e dalle dottorande Benedetta Barni, Chiara Terenghi e Helena Prpić, che partecipano attivamente alle attività di sintesi, coniugazione e caratterizzazione dei nanobody–drug conjugates.

  • Molecole naturali e anticorpi intelligenti: la frontiera della terapia mirata

    Molecole naturali e anticorpi intelligenti: la frontiera della terapia mirata

    Nell’ambito del progetto Interreg Italia-Svizzera R&D ABITI il 24 febbraio, alla Fondazione Novara Sviluppo, si è svolto l’incontro “Dalla natura alla cura: percorsi innovativi di ricerca”, un momento di approfondimento scientifico dedicato al ruolo della natura come fonte di molecole e di idee per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

    Protagonista dell’incontro è stato il professor Alberto Minassi, docente del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale, che ha illustrato come l’osservazione dei fenomeni naturali possa tradursi in innovazione farmacologica.

    Dalla curiosità scientifica nascono spesso le intuizioni più rilevanti. È il caso di comportamenti apparentemente insoliti nel mondo animale — come quello del panda gigante che si rotola nel letame di cavallo per attenuare la percezione del freddo grazie a sostanze capaci di inibire specifici recettori — fino ai grandi esempi della farmacologia moderna: il Paclitaxel, antitumorale derivato dal tasso, e l’Artemisinin, principio attivo antimalarico ottenuto studiando l’Artemisia.

    Le piante, in particolare, rappresentano veri e propri laboratori chimici avanzati: non potendo muoversi, hanno sviluppato nel tempo sofisticate strategie molecolari di difesa e adattamento.

    In questo filone si inserisce l’attività di ricerca sulla curcumina, principio attivo della Curcuma longa, studiata dal gruppo di ricerca del professor Minassi per le sue proprietà fluorescenti. Tali caratteristiche hanno consentito lo sviluppo di sonde atossiche capaci di “illuminare” selettivamente le cellule tumorali, aprendo prospettive significative nell’ambito della diagnosi e della chirurgia oncologica.

    Questo approccio si integra pienamente con gli obiettivi di R&D ABITI: sviluppare anticorpi e nanobody altamente selettivi contro specifici bersagli molecolari nei tumori della prostata e del colon-retto, con l’obiettivo di veicolare in modo mirato molecole diagnostiche o terapeutiche.

    L’architettura modulare — anticorpo (o nanobody), linker, farmaco o sonda — consente di progettare sistemi in grado di riconoscere con precisione le cellule tumorali, migliorando l’efficacia dell’intervento e riducendo gli effetti collaterali.

    L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per ribadire come la ricerca di base, alimentata dalla curiosità e dall’osservazione della natura, sia il primo passo per costruire soluzioni innovative capaci di generare un impatto concreto in ambito clinico.

    Il progetto R&D ABITI continua a lavorare in questa direzione, promuovendo collaborazione scientifica transfrontaliera e trasferimento tecnologico tra laboratorio e applicazione terapeutica.

  • Dalla natura alla cura, percorsi innovativi di ricerca: incontro a Novara

    Dalla natura alla cura, percorsi innovativi di ricerca: incontro a Novara

    S’intitola “Dalla natura alla cura, percorsi innovativi di ricerca” la conferenza che si terrà martedì 24 febbraio alle ore 18, alla Fondazione Novara Sviluppo (via Bovio 6 Novara). L’incontro avrà come speaker il professor Alberto Minassi, docente di Chimica Organica del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale, che presenterà le attività e i risultati del proprio gruppo di ricerca.

    Il lavoro del team del professor Minassi prende ispirazione dai prodotti naturali per affrontare sfide complesse in diversi ambiti: dalla chimica organica, con lo sviluppo di nuove metodologie sintetiche, alla biologia cellulare, fino alla medicina, con l’individuazione di nuovi potenziali farmaci.

    Durante la conferenza sarà illustrata l’attività di ricerca svolta nell’ambito del progetto R&D_AbITi, finanziato dal programma Interreg Italia–Svizzera. Il progetto punta allo sviluppo di una piattaforma tecnologica per anticorpi terapeutici innovativi contro i tumori della prostata e del colon-retto, grazie alla collaborazione tra università, centri di ricerca e PMI.

    In particolare, i ricercatori stanno lavorando per “attaccare” ai nanobodies – mini-anticorpi altamente selettivi – la curcumina, un composto naturale fluorescente. Questo approccio consente di visualizzare il percorso dei nanobodies all’interno dell’organismo, verificando la loro capacità di raggiungere in modo preciso le cellule tumorali da trattare.

    Un passo importante per testare e confermare l’efficacia di questi anticorpi come veri e propri “veicoli intelligenti”, in grado di trasportare farmaci direttamente alle cellule malate, aumentando l’efficacia delle terapie e riducendo gli effetti collaterali.

    L’ingresso è libero e gratuito, per informazioni si può scrivere a info@poloibis.it.

  • Sicurezza informatica: un tema chiave per la ricerca

    Sicurezza informatica: un tema chiave per la ricerca

    «Non è una questione di se, ma di quando si subirà un attacco informatico: per questo è fondamentale essere preparati e sapersi difendere». Con queste parole Vincenzo Digilio, main speaker dell’incontro dedicato alla sicurezza informatica negli ecosistemi di ricerca, ha aperto l’evento che si è svolto giovedì 11 dicembre presso la Fondazione Novara Sviluppo, con la possibilità di partecipare anche in streaming online.

    L’iniziativa è stata organizzata dal Consorzio Ibis nell’ambito del progetto R&D Abiti, in collaborazione con l’azienda novarese Cyber Ack e Novara Sviluppo, e con il patrocinio del Cluster CGreen e del Sistema dei Poli di Innovazione della Regione Piemonte.

    L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di formazione e approfondimento sui rischi attuali legati alla cyber security, con particolare attenzione alle modalità operative degli attacchi informatici e alle minacce rivolte alla tutela dei dati sensibili. Un tema particolarmente rilevante per il mondo della ricerca, dove la protezione di risultati, analisi scientifiche e informazioni strategiche assume un valore cruciale, come nel caso delle attività sviluppate all’interno del progetto R&D Abiti.

    Oltre all’analisi degli scenari di rischio, i relatori hanno illustrato anche una panoramica degli strumenti di protezione oggi disponibili e delle buone pratiche per un loro utilizzo efficace, fornendo indicazioni concrete per rafforzare la sicurezza digitale delle organizzazioni coinvolte.

    Un passo fondamentale per contribuire a costruire ecosistemi di ricerca sempre più consapevoli, resilienti e preparati ad affrontare le sfide digitali del presente e del futuro.

  • Sicurezza informatica negli ecosistemi di ricerca, webinar con Cyber Ack

    Sicurezza informatica negli ecosistemi di ricerca, webinar con Cyber Ack

    “Sicurezza informatica negli ecosistemi di ricerca: rischi e soluzioni” è il tema dell’incontro che si svolgerà giovedì 11 dicembre 2025 dalle ore 10:30 alle 12 presso la Fondazione Novara Sviluppo, in via Bovio 6 a Novara e in streaming online.
    Si tratta di un evento organizzato dal Consorzio Ibis con il patrocinio del Cluster CGreen e del Sistema Poli di Innovazione della Regione Piemonte. È realizzato in collaborazione con Cyber Ack e Fondazione Novara Sviluppo, nell’ambito del progetto Interreg Italia–Svizzera R&D Abiti.

    La crescente complessità degli ecosistemi di ricerca rende la sicurezza informatica un elemento imprescindibile per garantire continuità operativa, tutela dei dati e protezione della proprietà intellettuale. Durante l’incontro, Vincenzo Digilio, cofondatore e Red Team Operation Manager dell’azienda novarese Cyber Ack, offrirà una panoramica chiara e concreta delle principali minacce informatiche che colpiscono enti di ricerca e università, evidenziando come normative, buone pratiche e approcci etici possano mitigare efficacemente tali vulnerabilità.

    Programma
    L’appuntamento prevede un percorso guidato attraverso i principali aspetti della cybersecurity applicata alla ricerca, con particolare attenzione a rischi, strategie di prevenzione e comportamenti corretti. In sintesi, verranno trattati:

    • Introduzione a Cyber Ack: chi è l’azienda e perché la sicurezza informatica è centrale negli ecosistemi di ricerca.
    • Panorama attuale della cybersecurity nel mondo della ricerca: quadro delle normative di riferimento e delle esigenze specifiche di enti e università.
    • Principali minacce: ransomware, phishing, furto di credenziali, violazioni della proprietà intellettuale e conseguenze reputazionali.
    • Gestione e ciclo di vita dei dati: classificazione, archiviazione, condivisione e buone pratiche per una protezione efficace.
    • Sicurezza OT/IT e aspetti fisici: rischi e misure fondamentali per la protezione delle infrastrutture.
    • Identità digitali e accessi: password sicure, autenticazione avanzata e utilizzo di gestori di credenziali.
    • Comportamenti sicuri in mobilità e smartworking: raccomandazioni per BYOD, conferenze e reti pubbliche.
    • AI e modelli linguistici: rischi emergenti e contromisure adottabili nel contesto della ricerca.
    • Esperienze pratiche: esempi concreti e case history relativi a incidenti che hanno impattato progetti, grant e pubblicazioni.

    In un momento in cui enti di ricerca e università sono sempre più esposti a minacce digitali, l’incontro offre un’opportunità concreta per comprendere rischi attuali e adottare buone pratiche immediate. Un appuntamento di grande interesse per chi lavora nella ricerca e nella produzione di conoscenza, dove la sicurezza dei dati e delle infrastrutture è ormai parte essenziale del lavoro quotidiano.

    L’appuntamento è per giovedì 11 dicembre alle ore 10:30 alla Fondazione Novara Sviluppo oppure in collegamento streaming. La partecipazione è gratuita, per informazioni e adesioni è possibile scrivere a info@poloibis.it, indicando se si parteciperà in presenza oppure online, in questo ultimo caso si riceverà poi il link per collegarsi.